Dalla svolta internazionale del G7 alla riforma italiana della disabilità: il ruolo di IERFOP nella costruzione di una società fondata sull’autonomia, sulla formazione, sul lavoro e sul diritto di ogni persona a realizzare il proprio Progetto di Vita.
di Roberto Pili Presidente I.E.R.F.O.P. – ETS, Istituto Europeo di Ricerca, Formazione e Orientamento Professionale
Il 16 ottobre 2026 ricorre il secondo anniversario della Carta di Solfagnano, sottoscritta nel 2024 in occasione del primo G7 dedicato all’inclusione e alla disabilità, promosso dall’Italia sotto la guida della Ministra Alessandra Locatelli.
Quell’appuntamento ha rappresentato un passaggio di grande significato politico, culturale e sociale. Per la prima volta, le principali potenze industrializzate hanno posto la disabilità al centro di un confronto internazionale di livello ministeriale, riconoscendo che la piena partecipazione delle persone con disabilità non costituisce una questione settoriale, ma una componente essenziale dei diritti umani, della cittadinanza e della qualità delle democrazie.
La Carta di Solfagnano ha indicato otto priorità strategiche, dall’accessibilità universale alla vita indipendente, dall’inclusione lavorativa alle nuove tecnologie, dalla partecipazione culturale e sportiva alla dignità dei servizi, fino alla tutela delle persone con disabilità nelle situazioni di emergenza.
Ma, soprattutto, ha affermato una visione destinata a cambiare profondamente il modo di concepire la disabilità: superare definitivamente una cultura prevalentemente assistenziale per riconoscere la persona come soggetto di diritti, portatrice di capacità, talenti, aspirazioni e potenzialità da valorizzare.
A due anni di distanza, la ricorrenza non può limitarsi a una celebrazione. Deve diventare un’occasione per interrogarci sui risultati raggiunti, sulle disuguaglianze ancora presenti e sulla capacità delle istituzioni e della società civile di trasformare gli impegni internazionali in cambiamenti concreti nella vita quotidiana.
Perché il vero valore della Carta di Solfagnano non si misurerà soltanto nella solennità dei principi enunciati, ma nella possibilità effettiva, per ogni persona con disabilità, di studiare, lavorare, muoversi, partecipare alla vita collettiva e decidere autonomamente del proprio futuro.
Dalla Carta di Solfagnano al Progetto di Vita: il cambiamento culturale
La Carta si colloca nel percorso avviato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e rafforza un principio fondamentale: la disabilità non può essere interpretata esclusivamente come una condizione individuale di natura sanitaria, ma deve essere compresa nell’interazione tra le caratteristiche della persona e le barriere ambientali, culturali, sociali ed economiche che possono limitarne la partecipazione.
È un cambiamento radicale di prospettiva.
Non dobbiamo più domandarci soltanto quali limitazioni presenti una persona, ma quali condizioni debbano essere create affinché possa esprimere pienamente le proprie capacità, esercitare i propri diritti e realizzare le proprie aspirazioni.
In Italia, questo percorso ha trovato una significativa espressione nel Decreto Legislativo 62 del 2024, che ha introdotto innovazioni fondamentali nella valutazione della disabilità e nella costruzione del Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato.
Il Progetto di Vita rappresenta il cuore di questa trasformazione: non più interventi frammentati, spesso determinati dalla disponibilità dei servizi, ma un percorso costruito intorno alla persona, alle sue preferenze, ai suoi obiettivi e alle opportunità necessarie per conseguirli.
La vera sfida, oggi, è rendere questo diritto concretamente esigibile, superando le differenze territoriali, le rigidità burocratiche e la frammentazione tra sanità, scuola, formazione, servizi sociali e mondo del lavoro.
IERFOP: dalla rappresentanza istituzionale all’inclusione concreta
Come componente dell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità e membro dell’European Disability Forum, IERFOP ha assunto da tempo un ruolo attivo nella promozione di questo cambiamento, operando a livello nazionale ed europeo.
La nostra convinzione è che non sia sufficiente accompagnare l’evoluzione normativa: occorra contribuire direttamente alla sua attuazione, mettendo a disposizione competenze, ricerca, formazione e capacità di innovazione sociale.
In questa prospettiva, in questi due anni, a far data dalla sottoscrizione della Carta di Solfagnano, IERFOP ha promosso un’importante attività formativa su scala nazionale, realizzando 150 corsi, per complessive 1.312 ore di formazione e 2.021 partecipanti.
Di questi, 510 persone con disabilità hanno seguito percorsi finalizzati allo sviluppo dell’autonomia personale, delle competenze e delle opportunità di inclusione lavorativa e sociale, mentre 1.511 operatori sono stati coinvolti in attività di aggiornamento e qualificazione professionale.
Sono risultati che testimoniano un impegno concreto e continuativo, orientato a trasformare la formazione in uno strumento di emancipazione.
Dalle tecnologie assistive all’informatica accessibile, dall’orientamento e dalla mobilità all’inclusione scolastica, dallo sport al turismo accessibile, dall’arte all’enogastronomia, abbiamo cercato di valorizzare una pluralità di competenze e opportunità, riconoscendo che l’inclusione autentica non consiste soltanto nel rimuovere gli ostacoli, ma anche nel creare le condizioni affinché ogni persona possa esprimere il proprio talento.
Il lavoro, in particolare, rappresenta uno dei principali strumenti di autonomia, riconoscimento sociale e partecipazione. Non soltanto una fonte di reddito, ma una componente fondamentale dell’identità e della dignità personale.
Per questo abbiamo orientato le nostre iniziative alla connessione tra formazione, competenze professionali, innovazione tecnologica e reali possibilità occupazionali.
Dalla Sardegna all’Europa: una rete internazionale per l’innovazione sociale
La dimensione europea costituisce uno degli elementi distintivi dell’esperienza di IERFOP.
Attraverso l’European Disability Forum e la collaborazione con organizzazioni e istituzioni di numerosi Paesi, l’Istituto contribuisce alla costruzione di un patrimonio comune di conoscenze, metodologie e buone pratiche.
Negli ultimi anni, in collaborazione con partner provenienti da 18 Paesi europei, abbiamo partecipato a 15 progetti internazionali nell’ambito dei programmi Erasmus+ e delle iniziative di innovazione sociale.
Queste attività hanno coinvolto direttamente 292 persone con disabilità visiva e altre disabilità in percorsi specialistici, laboratori e sperimentazioni di tecnologie assistive. Parallelamente, sono stati formati 650 professionisti e sono stati raggiunti oltre 50.000 utenti attraverso piattaforme digitali, strumenti formativi e risorse accessibili.
Si tratta di esperienze che hanno affrontato questioni decisive per il futuro dell’inclusione: l’educazione accessibile, il lavoro da remoto, le competenze digitali, la comunicazione per le persone sorde, la mobilità internazionale, l’artigianato artistico, l’imprenditorialità sociale e la formazione dei docenti.
Progetti come Digitability, Talking Hands, EU Mobile, CARE e Training Teachers for Inclusiveness testimoniano come la cooperazione europea possa generare strumenti innovativi e opportunità concrete.
Ma il nostro impegno non si esaurisce nella realizzazione delle singole iniziative.
Abbiamo lavorato per documentarne i risultati, valutarne l’impatto e portarli all’attenzione delle istituzioni comunitarie, affinché le esperienze più efficaci possano diventare buone pratiche replicabili e contribuire al miglioramento delle politiche europee.
La sfida è proprio questa: trasformare la sperimentazione in innovazione strutturale, facendo dialogare le esigenze dei territori con le politiche nazionali e internazionali.
La Sardegna come laboratorio di conoscenza e inclusione
L’impegno di IERFOP trova in Sardegna un terreno particolarmente significativo, perché nell’Isola la disabilità si intreccia con alcune delle grandi trasformazioni della società contemporanea: l’invecchiamento demografico, le disuguaglianze economiche, l’isolamento delle aree interne e le difficoltà di accesso ai servizi.
Il III Rapporto sulla Disabilità in Sardegna, promosso da IERFOP con il sostegno della Fondazione di Sardegna e curato scientificamente da Chain Factory, spin-off dell’Università di Cagliari, sotto la guida del professor Alessandro Spano, offre un importante contributo alla comprensione di questi fenomeni.
Secondo i dati presentati nel Rapporto, la Sardegna registra una prevalenza di persone con limitazioni funzionali gravi del 7,7%, superiore alla media nazionale del 5%. La percentuale raggiunge il 27,3% nella popolazione ultrasettantacinquenne, mentre il rischio di povertà o esclusione sociale interessa il 42,1% delle persone con limitazioni gravi di almeno 15 anni.
Sono numeri che richiamano una responsabilità collettiva.
La disabilità non può essere affrontata attraverso interventi isolati, né può essere considerata una questione riguardante esclusivamente le persone direttamente interessate e le loro famiglie.
È una dimensione strutturale della società, che investe l’organizzazione sanitaria, il sistema educativo, il mercato del lavoro, le infrastrutture, la mobilità e la sostenibilità del welfare.
Conoscere questi fenomeni significa poter programmare politiche più efficaci. Per questo IERFOP considera la ricerca e la produzione di conoscenza strumenti indispensabili per orientare gli interventi pubblici, ridurre le disuguaglianze e valutare i risultati.
Disabilità e invecchiamento: la nuova frontiera dell’inclusione
A due anni dalla Carta di Solfagnano, ritengo necessario ampliare ulteriormente la nostra prospettiva.
L’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle più grandi conquiste della civiltà contemporanea, ma introduce nuove sfide sanitarie, sociali ed economiche.
Non possiamo più considerare disabilità e invecchiamento come due fenomeni separati.
Da una parte, vi sono persone che convivono con una disabilità fin dall’infanzia o dalla giovinezza e che, grazie ai progressi della medicina, della riabilitazione e delle politiche sociali, raggiungono età sempre più avanzate.
Dall’altra, vi sono persone che incontrano la disabilità nel corso dell’invecchiamento, a causa di patologie croniche, fragilità, limitazioni sensoriali, motorie o cognitive.
In entrambi i casi dobbiamo garantire continuità di autonomia, relazioni, partecipazione e dignità.
È in questa prospettiva che si colloca DISABILIT-AGING, una proposta strategica che intende integrare le politiche sulla disabilità con la prevenzione, la medicina dell’invecchiamento, la riabilitazione, l’accessibilità e la promozione della longevità funzionale.
L’obiettivo è intervenire lungo tutto il corso della vita, prevenendo quando possibile l’insorgenza delle limitazioni funzionali, riducendone l’impatto quando sono presenti e contrastando il rischio di isolamento ed esclusione sociale.
Un’attenzione particolare deve essere rivolta al divario digitale, che oggi rappresenta una nuova e spesso invisibile barriera alla cittadinanza.
Per una persona anziana o con disabilità, non poter utilizzare autonomamente uno smartphone, accedere a un servizio sanitario digitale o svolgere una procedura amministrativa online può significare perdere una parte importante della propria indipendenza.
Per questo IERFOP ha sviluppato iniziative di alfabetizzazione digitale e intende rafforzare ulteriormente il proprio impegno nella diffusione delle tecnologie accessibili.
Una società realmente inclusiva non deve limitarsi ad assistere chi incontra maggiori difficoltà, ma deve organizzarsi per impedire che quelle difficoltà si trasformino in esclusione.
Investire sui giovani: il Progetto di Vita comincia dalla scuola
Un’altra priorità riguarda le nuove generazioni.
Non possiamo attendere che un giovane con disabilità concluda il proprio percorso scolastico per iniziare a interrogarci sulle sue prospettive di autonomia, formazione universitaria, inserimento professionale e partecipazione sociale.
Il Progetto di Vita deve iniziare a prendere forma proprio nei luoghi nei quali si costruiscono le aspirazioni e si sviluppano le competenze: la scuola, l’università e i contesti educativi.
IERFOP sta lavorando alla programmazione di un intervento pilota in Sardegna, finalizzato a promuovere la cultura del Progetto di Vita negli istituti di istruzione secondaria e nelle università.
L’intento è favorire una maggiore integrazione tra formazione, orientamento, accessibilità, servizi territoriali e mondo del lavoro, accompagnando i giovani nella costruzione di percorsi realmente personalizzati.
Si tratta di un investimento non soltanto educativo, ma culturale e sociale.
Perché l’inclusione diventa autentica quando la persona non è chiamata semplicemente ad adattarsi alle opportunità esistenti, ma può contribuire a costruire il proprio futuro attraverso scelte libere, consapevoli e concretamente realizzabili.
Dalla dichiarazione dei diritti alla loro effettiva esigibilità
La Carta di Solfagnano ci consegna un principio fondamentale: nessuna politica sulla disabilità può essere costruita senza il coinvolgimento diretto delle persone interessate.
Il principio «Nulla su di noi, senza di noi» deve diventare un criterio permanente di governo, progettazione e valutazione delle politiche pubbliche.
Occorre rafforzare il dialogo tra istituzioni, associazioni, università, mondo produttivo e Terzo settore, superando la frammentazione degli interventi e costruendo un sistema capace di accompagnare la persona lungo l’intero percorso di vita.
Occorre inoltre misurare l’efficacia delle politiche non soltanto attraverso le risorse impiegate o il numero dei servizi erogati, ma soprattutto attraverso i risultati ottenuti in termini di autonomia, occupazione, accessibilità, partecipazione e qualità della vita.
È questo il passaggio decisivo che ci attende.
La Carta di Solfagnano ha contribuito a definire una visione internazionale condivisa. La riforma italiana della disabilità ha introdotto strumenti importanti per tradurla in diritti concreti. Ora spetta alle istituzioni, alle organizzazioni sociali e all’intera comunità rendere questa trasformazione effettiva e accessibile in ogni territorio.
IERFOP continuerà a svolgere la propria parte, valorizzando l’esperienza maturata in Italia e in Europa, il proprio patrimonio di ricerca e formazione e la collaborazione con l’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità e con l’European Disability Forum.
Nel secondo anniversario della Carta di Solfagnano, desidero quindi ribadire un convincimento che guida da sempre il nostro impegno: la disabilità non deve essere considerata una condizione che definisce il valore o il destino di una persona. Sono le opportunità, le relazioni, l’accessibilità e la capacità inclusiva della società a determinare quanto ciascuno possa esprimere le proprie potenzialità.
La sfida non è soltanto garantire più servizi, ma costruire una società nella quale ogni individuo possa vivere con dignità, esercitare la propria libertà e contribuire, secondo le proprie capacità e aspirazioni, alla vita della comunità.
Perché il progresso di una società non si misura esclusivamente dalla sua capacità di produrre ricchezza, innovazione o benessere, ma anche dalla possibilità che offre a ciascuno di partecipare pienamente ai suoi benefici.
Questo deve essere il significato più profondo dell’eredità di Solfagnano: passare dalla proclamazione dei diritti alla loro concreta esigibilità, dall’assistenza all’autodeterminazione, dall’inclusione dichiarata all’inclusione vissuta.
Non si tratta soltanto di costruire un futuro migliore per le persone con disabilità. Si tratta di costruire una società più giusta, più solidale e più avanzata per tutti.
Roberto Pili Presidente I.E.R.F.O.P. – ETS
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