Le lagune del Mediterraneo

di Roberto Pili

Sardegna e Sicilia: gli ecosistemi simili e le radici della cultura alimentare mediterranea

Le lagune del Mediterraneo raccontano un’unica grande storia ecologica e umana. Sardegna e Sicilia custodiscono due dei più importanti sistemi di zone umide costiere del Mediterraneo. Lagune, stagni, pantani, saline e laghi retrodunali formano, lungo le coste delle due isole, paesaggi diversi per dimensioni e morfologia ma accomunati da una medesima dinamica ecologica: l’incontro tra le acque provenienti dall’entroterra e quelle del mare.

Più che singole lagune tra loro perfettamente sovrapponibili, esiste quindi una vera famiglia di ecosistemi mediterranei, nei quali variazioni di salinità, fondali bassi, sedimenti, canneti, vegetazione alofila e grande disponibilità di sostanza organica producono una straordinaria biodiversità.

In Sardegna questo sistema trova una delle sue massime espressioni nel Golfo di Cagliari, nel Campidano e lungo il Golfo di Oristano; in Sicilia si sviluppa soprattutto nelle coste meridionali e sud-orientali, dal Biviere di Gela ai Pantani di Pachino, fino a Vendicari, oltre che nel sistema lacustre costiero della Sicilia occidentale.

Sono ambienti nei quali natura e presenza umana si intrecciano da millenni. Non è casuale che nelle loro vicinanze siano sorte città e approdi come Karalis, Nora, Tharros in Sardegna, mentre lungo le coste siciliane analoghi sistemi di approdo, pesca, saline e sfruttamento delle risorse marine accompagnarono gli insediamenti sicani, siculi, fenici, greci e successivamente romani.

Santa Gilla e il grande sistema delle zone umide sarde

La Laguna di Santa Gilla, nel territorio di Cagliari, rappresenta uno degli esempi più significativi di questa relazione tra terra e mare. Il sistema lagunare e delle aree umide circostanti si estende su una vastissima superficie alla foce del Flumini Mannu e del Cixerri ed è caratterizzato dalla presenza di acque a diversa salinità, saline, canali, bassi fondali e aree palustri.

È un ambiente di eccezionale produttività biologica e una delle principali aree mediterranee per l’avifauna migratoria, con una presenza particolarmente rappresentativa del fenicottero rosa.

Il suo equivalente siciliano non è rappresentato da una singola laguna, ma dall’insieme formato dal Biviere di Gela, dai Pantani della Sicilia sud-orientale e dalle zone umide di Vendicari. Anche qui l’acqua dolce proveniente dall’entroterra incontra l’influenza marina creando habitat salmastri estremamente produttivi.

Santa Gilla e le zone umide della Sicilia meridionale condividono quindi una caratteristica fondamentale: rappresentano ecosistemi di frontiera, nei quali differenti ambienti — marino, lagunare, fluviale e terrestre — si sovrappongono generando una disponibilità di risorse eccezionalmente elevata.

Molentargius e Vendicari: acqua, sale e grandi migrazioni

A pochi chilometri da Santa Gilla, il sistema di Molentargius-Saline, tra Cagliari e Quartu Sant’Elena, aggiunge un ulteriore elemento alla geografia delle zone umide sarde: quello delle saline.

Il rapporto tra bacini d’acqua, concentrazioni saline differenti e attività dell’uomo ha prodotto nel tempo un mosaico ambientale particolarmente favorevole agli uccelli acquatici. Una dinamica simile si osserva nell’Oasi di Vendicari, nella Sicilia sud-orientale, dove i Pantani Grande, Piccolo e Roveto convivono con saline, dune costiere e ambienti marini.

Molentargius e Vendicari rappresentano così due grandi stazioni mediterranee sulle rotte migratorie tra Africa ed Europa. In entrambi i casi il sale, anziché costituire un limite alla vita, diviene uno dei fattori che determinano la straordinaria specializzazione e biodiversità dell’ecosistema.

Nora e i Pantani della Sicilia sud-orientale

La Laguna di Nora, presso Pula, costituisce un sistema di dimensioni molto inferiori rispetto a Santa Gilla, ma di particolare interesse per la sua prossimità all’antica città fenicio-punica e romana di Nora. La presenza contemporanea di laguna, mare, corsi d’acqua e insediamento umano permette di comprendere quanto questi territori fossero strategici nell’antichità.

Un parallelo può essere stabilito con i Pantani della Sicilia sud-orientale, tra Siracusa e Ragusa: Longarini, Cuba, Bruno e gli altri bacini del sistema costituiscono un mosaico di piccoli ambienti umidi situati immediatamente a ridosso del mare. Come a Nora, anche qui la rilevanza non dipende soltanto dalle dimensioni del singolo bacino, ma dalla concentrazione in uno spazio relativamente ristretto di acqua dolce, acqua salmastra, risorse marine, vegetazione spontanea e terre coltivabili.

Cabras e Mistras: il grande sistema lagunare dell’Oristanese

Spostandosi nella Sardegna centro-occidentale, lo Stagno di Cabras e la Laguna di Mistras costituiscono un altro grande polo della civiltà delle zone umide mediterranee. Qui la pesca lagunare ha assunto nei secoli un’importanza economica e culturale straordinaria.

Muggini, anguille e altre specie adattate alle acque salmastre hanno alimentato comunità locali e dato origine a tecniche di pesca, conservazione e trasformazione degli alimenti, tra le quali assume particolare valore simbolico la produzione della bottarga. La vicinanza con Tharros, uno dei principali insediamenti antichi della Sardegna, mostra ancora una volta la stretta relazione tra disponibilità di risorse naturali, vie di comunicazione marittime e sviluppo delle comunità umane.

Per complessità ecologica, il sistema di Cabras-Mistras può essere messo in relazione con quello formato dai Pantani sud-orientali e da Vendicari, anche se la morfologia è differente. In entrambi i casi la zona umida non costituisce un ambiente marginale, ma una vera infrastruttura naturale della vita umana, capace di produrre alimenti, materie prime e opportunità di scambio.

Corru S’Ittiri, San Giovanni e Marceddì: il paesaggio delle foci

Più a sud, il sistema formato da Corru S’Ittiri, San Giovanni e Marceddì, nell’area di Terralba e Arborea, costituisce un altro grande complesso di zone umide sarde. È un territorio storicamente legato anche all’antica Neapolis, nel quale gli apporti fluviali, i sedimenti della pianura e l’influenza del mare hanno creato habitat estremamente favorevoli alla pesca e all’avifauna.

Da questo punto di vista il confronto più immediato è con il Biviere di Gela e con le zone umide della costa meridionale siciliana, anch’esse originate dall’interazione tra pianure costiere, acque provenienti dall’entroterra e mare. Le due aree condividono una caratteristica fondamentale: alle loro spalle si trovano territori agricoli fertili, mentre davanti ad esse si apre il Mediterraneo. Le popolazioni che vi si insediavano disponevano pertanto contemporaneamente di prodotti della terra, risorse delle acque dolci e salmastre e alimenti provenienti dal mare.

S’Ena Arrubia e il Biviere di Gela

Lo Stagno di S’Ena Arrubia, presso Arborea, rappresenta un’altra importante zona umida costiera della Sardegna. Per la sua posizione tra pianura agricola e mare presenta interessanti analogie con il Biviere di Gela, il più importante lago costiero naturale della Sicilia.

Pur differenti per morfologia e dimensioni, entrambi testimoniano la funzione delle zone umide come serbatoi di biodiversità inseriti in territori fortemente produttivi dal punto di vista agricolo. È proprio questa compresenza di ecosistemi differenti in pochi chilometri a creare quella elevata disponibilità alimentare che ha reso le coste lagunari particolarmente favorevoli alla presenza umana.

Pauli Maiori e Preola-Gorghi Tondi

Lo Stagno di Pauli Maiori, nell’Oristanese, appartiene invece alla tipologia delle zone umide caratterizzate da acque poco profonde, canneti e ricchissima avifauna. Per struttura ecologica può essere accostato alla Riserva naturale integrale Lago Preola e Gorghi Tondi, nella Sicilia occidentale, dove piccoli bacini retrodunali formano un sistema di acque dolci e salmastre separato dal mare dalla fascia costiera.

In entrambi i casi il valore dell’ecosistema deriva soprattutto dal delicato equilibrio tra falda, precipitazioni, vegetazione palustre e influenza marina.

Sale ‘e Porcus e i pantani salmastri siciliani

Lo Stagno di Sale ‘e Porcus, nel territorio di San Vero Milis, rappresenta infine uno degli esempi più caratteristici delle zone umide temporanee e salmastre della Sardegna. La forte evaporazione estiva, la concentrazione dei sali e l’alternanza stagionale tra sommersione e disseccamento creano condizioni ecologiche estreme alle quali si sono adattate comunità vegetali e animali altamente specializzate.

È forse questa la zona umida sarda che trova la corrispondenza più evidente nei pantani salmastri della Sicilia sud-orientale, dove l’alternanza stagionale dell’acqua e l’elevata salinità determinano analoghi paesaggi dominati da salicornie, giunchi e altre specie alofile.

Due grandi sistemi di zone umide mediterranee

Il confronto tra le due isole può essere sintetizzato in una geografia parallela, nella quale a ciascun sistema sardo corrisponde un ambiente siciliano affine per funzione ecologica.

SardegnaSistema siciliano comparabileElemento comune prevalente
Santa GillaBiviere di Gela – Pantani sud-orientali – VendicariGrande sistema costiero di transizione tra acque dolci e marine
Molentargius-SalineVendicariSaline, acque ipersaline, fenicotteri e rotte migratorie
Laguna di NoraPantani della Sicilia sud-orientalePiccoli ecosistemi costieri in prossimità di antichi insediamenti
Cabras e MistrasVendicari – Pantani sud-orientaliPesca lagunare, biodiversità e sfruttamento storico delle risorse
Corru S’Ittiri, San Giovanni e MarceddìBiviere di GelaFoci, pianure fertili e rapporto tra agricoltura e risorse acquatiche
S’Ena ArrubiaBiviere di GelaZona umida costiera inserita in una grande pianura agricola
Pauli MaioriPreola e Gorghi TondiBacini poco profondi, canneti e avifauna
Sale ‘e PorcusPantani sud-orientaliSalinità elevata, forte stagionalità e vegetazione alofila

Questa comparazione evidenzia un elemento essenziale: Sardegna e Sicilia possiedono due declinazioni della stessa grande civiltà ecologica mediterranea.

le lagune del Mediterraneo :Santa Gilla Cagliari
Stagno si Santa Gilla alle porte di Cagliari – Foto di @massimousai

Paesaggi bioculturali: dove il territorio diventa cucina

Le lagune e i pantani non furono semplicemente ambienti naturali utilizzati occasionalmente dall’uomo. Furono luoghi nei quali la concentrazione eccezionale di risorse rese possibile la presenza stabile delle comunità, favorì la crescita demografica, consentì la specializzazione delle attività e facilitò gli scambi.

Pesci, molluschi, crostacei, uccelli acquatici, erbe spontanee, sale, cereali, legumi, vite, olivo e prodotti dell’allevamento potevano essere reperiti in territori relativamente circoscritti. Questa densità di biodiversità alimentare costituì un vantaggio straordinario rispetto agli ambienti nei quali l’approvvigionamento era più incerto.

Da questa prospettiva, le zone umide sarde e siciliane possono essere considerate dei veri laboratori originari della cultura alimentare mediterranea. La disponibilità di molti alimenti differenti non significò soltanto maggiore sicurezza nutrizionale: creò le condizioni perché l’uomo potesse scegliere, combinare, trasformare e conservare gli alimenti. Dal semplice cibo da trovare si passò progressivamente al cibo da preparare e da pensare.

È in questo passaggio che l’alimentazione diventa cultura. La pesca si associa ai cereali, le erbe spontanee ai legumi, il sale consente la conservazione, l’olio diventa mezzo di preparazione, le fermentazioni prolungano la disponibilità degli alimenti. Il territorio comincia così a trasformarsi in cucina e la cucina in memoria collettiva.

Santa Gilla, Molentargius, Nora, Cabras, Mistras, Marceddì, S’Ena Arrubia, Pauli Maiori e Sale ‘e Porcus in Sardegna, così come il Biviere di Gela, Vendicari, i Pantani della Sicilia sud-orientale e Preola-Gorghi Tondi in Sicilia, possono quindi essere letti non soltanto come straordinari ecosistemi naturalistici, ma come paesaggi bioculturali.

Sono luoghi nei quali biodiversità, alimentazione e storia dell’uomo si incontrano. Ed è proprio lungo queste sottili frontiere tra acqua e terra che possiamo cercare alcune delle radici più profonde di quella che, molti secoli più tardi, avremmo chiamato cultura alimentare mediterranea — la stessa che gli studi contemporanei sulla longevità e sulle Blue Zone riconoscono oggi come uno dei fattori di una vita più lunga e più sana.


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