Longevity Shock o Longevity Value? La sfida economica e sociale dell’invecchiamento

di Roberto Pili

Presidente della Comunità Mondiale della Longevità

La longevità del XXI secolo ci appare come un Giano Bifronte: da un lato una sfida immensa, dall’altro un’opportunità straordinaria. Sta a noi decidere quale dei due volti prevarrà. E questa decisione non è scritta nei geni: è una scelta politica, culturale e organizzativa.

Il volto della sfida: i numeri di una crisi annunciata

Da un lato assistiamo a un aumento consistente di anziani con malattie cronico-degenerative e disabilità, con un impatto enorme su spesa sanitaria, assistenza di lungo termine e pensioni. La maggioranza degli ultra 65enni convive con almeno una patologia, molti con più malattie simultanee; la disabilità e il declino cognitivo diventano frequenti nelle età molto avanzate.

Il rischio è quello di un vero e proprio Longevity Shock: un sistema che non regge più il peso di una lunga vecchiaia malata.

Il quadro epidemiologico europeo

I dati sono eloquenti: l’87% degli ultra 65enni è affetto da almeno una malattia, il 60% da più malattie in comorbilità. Il 22% degli over 65 presenta disabilità, il 5% è totalmente disabile. Il 30% degli ultra 80enni è affetto da demenza.

L’impatto economico

La spesa sanitaria nei paesi sviluppati cresce a ritmi vertiginosi: nel 2023 era circa il 9,2% del PIL in Europa, il 16,6% negli Stati Uniti, il 12,7% in Germania, il 12,1% in Francia. In Italia si attestava al 9,2%.

In Italia, oltre due terzi dei 140 miliardi di euro del Servizio Sanitario Nazionale – a cui vanno aggiunti 40 miliardi di spesa privata – vengono assorbiti per cure e assistenza degli over 65, per un totale di circa 120 miliardi.

Le patologie cardiovascolari costano 270 miliardi in Europa e 22 miliardi in Italia. Il diabete pesa 125 miliardi in Europa e 10 in Italia. L’osteoporosi e le fratture 50 miliardi in Europa, 4 in Italia. La demenza 75 miliardi in Europa, 6 in Italia. I tumori 500 miliardi in Europa, 40 in Italia. La spesa per Long-Term Care nel 2022 si stima al 2,7% del PIL europeo, pari a circa 499 miliardi di euro; in Italia al 2,5% del PIL, circa 52,7 miliardi.

La crescita delle patologie cronico-degenerative e delle disabilità, che richiede un impegno crescente di risorse, continuità di assistenza e una forte integrazione tra servizi sanitari e sociali, nel breve giro di anni diventerà insostenibile.

Il volto dell’opportunità: la Silver Economy

Dall’altro lato si apre un’opportunità straordinaria: una generazione di anziani che, se mantenuta in buona salute funzionale, può alimentare la Silver Economy, sostenere la coesione sociale, trasmettere competenze, generare lavoro e reddito.

In Europa la domanda direttamente generata dagli over 65 vale già migliaia di miliardi di euro e, in molti Paesi, gli anziani hanno redditi medi, patrimonio e capacità di consumo superiori ai giovani. Ostacolare gli esiti negativi dell’invecchiamento a livello sociale significa riconoscere e valorizzare questa crescente popolazione come una risorsa, anziché un peso.

Da Longevity Shock a Longevity Value: le politiche necessarie

Per evitare il Longevity Shock e generare Longevity Value servono politiche proattive che migliorino l’indice di invecchiamento attivo e l’aspettativa di vita in autonomia. Questo significa ripensare tre grandi ambiti.

1. I sistemi sanitari

Passare da un modello reattivo a un modello di Medicina dell’Aging: una medicina predittiva, preventiva, curativa, rigenerativa e riabilitativa. Rafforzare la prevenzione lungo tutto l’arco di vita, la medicina territoriale e di prossimità, percorsi di cura centrati sulla persona e il sostegno ai caregiver e alle reti di prossimità.

2. Il mondo del lavoro e del welfare

Il cambio di paradigma è passare dall’età cronologica all’età funzionale. Conta meno quanti anni abbiamo sulla carta d’identità e di più come stiamo: fisicamente, cognitivamente, emotivamente, socialmente.

Questo implica carriere più flessibili, transizioni graduali verso il pensionamento con ruoli di mentoring e consulenza, lotta all’ageismo organizzativo, forte investimento in formazione continua e alfabetizzazione digitale, adattamento di orari e ambienti di lavoro all’età funzionale reale, e integrazione tra politiche del lavoro e sostegno ai caregiver. L’impresa diventa così anche un luogo di promozione della salute cronica.

3. I programmi geragogici

Servono programmi di educazione alla longevità rivolti a tutte le generazioni. Una geragogia biologica, che insegna nozioni igienico-sanitarie di base e aiuta a costruire stili di vita che rallentano i processi di senescenza. Una geragogia psicologica, che accompagna l’assunzione di ruoli nuovi e la ridefinizione dell’identità nelle diverse età. Una geragogia sociale, che educa a riconoscere la vecchiaia come fase dotata di valore pubblico, non come semplice accumulo di bisogni.

Il disegno che scegliamo

Oggi abbiamo conoscenze, dati, esempi concreti – dalle corsie ospedaliere alle comunità longeve della Sardegna – per decidere che disegno vogliamo: un futuro fatto di anni aggiunti alla fragilità o una società della lunga vita, in cui ogni fase dell’esistenza abbia ancora senso, ruolo e dignità.

Ostacolare l’invecchiamento, in definitiva, significa questo: fare in modo che il tempo, invece di consumarci soltanto, diventi alleato di una longevità lunga, autonoma, solidale e profondamente umana.

Solo così possiamo sperare di navigare con successo lungo la complessità dell’esistenza umana, perché invecchiare consapevoli sino ad arrivare ai limiti delle possibilità di vita permette il privilegio di osservare la vita secondo una prospettiva finale che riesce a completarne il senso.


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