Alimentazione e psicobioma: la longevità come modello di salute

Il ruolo del microbioma intestinale nella connessione tra stili di vita, comportamento alimentare e benessere mentale

di Nastassia Marozava

Stili di vita e salute mentale: una relazione bidirezionale

In che modo gli stili di vita e l’alimentazione si trasformano in salute mentale? E in che modo la salute mentale si esprime in comportamenti e stili di vita? Sono queste le domande fondamentali che guidano la Psicologia della Longevità nell’analisi dei fenomeni di salute, cercando di connettere le conoscenze sulle variabili più rilevanti per una vita lunga e di successo.

Il comportamento diventa così una determinante centrale della salute: non soltanto il gesto in sé, ma la percezione del suo controllo e le dimensioni psicologiche – cognitive e affettive – che lo sostengono. Imparare dalle generazioni più longeve significa comprendere quale assetto mentale e quale posizionamento individuale favoriscano il benessere e il vivere bene (Pili et al., 2023; Gaviano et al., 2024).

Comportamenti di salute, comportamenti di rischio e life skills

Un comportamento può definirsi “di salute” quando l’obiettivo dell’individuo è promuovere, mantenere, proteggere o guadagnare salute, a prescindere dall’esito effettivo. I comportamenti di rischio, al contrario, sono quelli che si associano a condizioni cliniche sfavorevoli e possono essere contrastati dalle life skills e dalla creazione di ambienti di salute (WHO, 1998).

Le life skills – o skills for health – sono abilità psicosociali capaci di produrre salute e comportamenti di salute (WHO, 1993). Comprendono capacità come il saper prendere decisioni, risolvere problemi, gestire emozioni e stress, coltivare empatia e autoconsapevolezza, comunicare efficacemente e adottare un pensiero critico e creativo. Oltre alla gestione delle sfide quotidiane, queste abilità sono fondamentali per la percezione del controllo e per l’orientamento della propria vita verso la convivenza e la capacità di modificare, insieme al proprio ambiente, le condizioni di esistenza.

Come insegna l’approccio biopsicosociale, mente e corpo sono dimensioni inscindibili, strettamente collegate e reciprocamente influenti in maniera estremamente complessa. Di conseguenza, salute mentale e salute fisica – ammesso che si riesca a separarle almeno idealmente – sono legate allo stesso modo.

Il comportamento alimentare e il ruolo del microbioma

Le abilità psicosociali sono generatrici di comportamenti di salute, tra i più noti e rilevanti dei quali è il comportamento alimentare. L’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nella comprensione della connessione tra mente e corpo. E in questa dinamica bidirezionale, il microbioma – il genoma dell’insieme dei microrganismi che vivono nei vertebrati in maniera simbiotica e non (Berg et al., 2020) – occupa una posizione chiave.

In particolare, il microbioma intestinale è il genoma dei microrganismi dell’intestino: il concetto di genoma rappresenta l’insieme del DNA cellulare che serve allo sviluppo e al funzionamento dell’organismo.

Il concetto di psicobioma: un ponte tra intestino e cervello

Gli studi sull’interrelazione tra salute intestinale e salute mentale hanno generato il concetto di psicobioma, oggetto di grandissima attenzione scientifica internazionale, anche in funzione dei futuri interventi terapeutici che puntano al microbioma come target per influire sui fenomeni cerebrali (Bevilacqua et al., 2024; Nasiri et al., 2025; Taghizadeh et al., 2024; Cocean & Vodnar, 2024).

Attualmente il psicobioma viene concettualizzato come un ponte chimico, un’infrastruttura biologica completa, malleabile e misurabile sottostante alla salute mentale. Accanto al genoma del microbioma intestinale, contribuiscono a questo ecosistema anche i metaboliti, i neuropeptidi e le molecole che modulano il sistema immunitario, rendendo il psicobioma un sistema complesso, legato al rivestimento intestinale e al sistema neuroendocrino (Cuartas-Arias, 2025).

Le connessioni con il cervello possono essere dirette – attraverso il nervo vago – o indirette, tramite l’infiammazione sistemica. Le vie dell’asse microbioma-cervello-intestino coinvolgono il sistema immunitario, il nervo vago, il sistema neuroendocrino, il sistema circolatorio e il sistema nervoso enterico.

A man eating a salmon salad and berries at an outdoor wooden table for a a good alimentazione

L’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) e lo stress

Di estrema importanza è il coinvolgimento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), collegamento neuroendocrino responsabile della bidirezionalità tra corpo – inteso come sistema di regolazione dell’attivazione fisiologica – e reazioni ed esperienze di vita quotidiana legate allo stress.

La rilevazione dello stimolo stressorio da parte dell’ipotalamo innesca una serie di reazioni a catena per via endocrina: dall’attivazione di una cascata ormonale alla risposta surrenale con il rilascio di cortisolo. Questo processo dà inizio alla disbiosi intestinale assieme alla riduzione della permeabilità intestinale, alla soppressione delle risposte immunitarie e alla modulazione dell’assorbimento dei nutrienti.

L’ipotalamo può, inoltre, agire direttamente attraverso la via neuronale sulla salute dell’intestino, inibendo la secrezione dell’acido gastrico, lo svuotamento gastrico e aumentando la mobilità e la permeabilità. Oltre all’asse HPA, esperienze acute di stress inducono infiammazione attraverso la sintesi di citochine proinfiammatorie e il rilascio di specifici metaboliti e peptidoglicani.

Il cortisolo ha un ruolo importante in diversi meccanismi connessi con la salute mentale e alimentare: oltre all’influenza diretta sullo stato psicologico, aumenta la glicemia fornendo energia immediata e modula il sistema immunitario e l’infiammazione (Bevilacqua et al., 2024; Nasiri et al., 2025; Taghizadeh et al., 2024; Cocean & Vodnar, 2024; Cuartas-Arias, 2025).

Stress, longevità e il ruolo del comportamento

Nemmeno i fenomeni tradizionalmente intesi come più fisiologici si possono spiegare senza considerare la riflessione sul benessere, sulla salute, sul comportamento e sullo stress. Il vissuto psicologico e organico sono estremamente influenzati dagli eventi stressanti, mentre la longevità è profondamente influenzata dal benessere.

I comportamenti, gli atteggiamenti, le valutazioni e tutte le dimensioni psicologiche sottostanti assumono un ruolo centrale nel modulare la relazione tra eventi di vita e salute. Anche le condizioni di vita ottimali sono soggettivamente connotate, per quanto esistano condizioni maggiormente sfidanti o determinanti. Forniamo una continua interpretazione e messa alla prova degli stili di comportamento abituali nelle diverse situazioni di vita, che possono essere rimodellati.

Stili di vita, contesti di salute e partecipazione attiva

I modi di vivere intesi come modelli di comportamento identificabili sono gli stili di vita, e hanno un’influenza profonda sulla salute individuale e altrui. Come da modello multicausale complesso (Venta et al., 2021), sono frutto di relazioni, fattori personali, sociali, ambientali e contestuali.

Per definire i contesti come “di salute” – o settings for health – si deve fare riferimento agli ambienti sociali e fisici quotidiani in cui gli individui si impegnano nelle attività di ogni giorno e che, pertanto, influenzano maggiormente la salute. I contesti for health sono quelli capaci di produrre esiti maggiori di benessere sulla vita e la qualità della vita delle persone, e presuppongono la partecipazione attiva dei facenti parte nel modellarli, viverli e risolvere i problemi connessi alla salute, al contrario della mera erogazione dei servizi (WHO, 2021).

Il circolo vizioso dello stress e l’alimentazione come chiave di uscita

Gli stili di vita, i meccanismi di coping, l’adattamento, le risorse personali e le abilità di far fronte allo stress giocano un ruolo fondamentale nelle situazioni che maggiormente si associano al malessere. Non è insolito che in fasi di vita estremamente sfidanti sia più facile incorrere in un’alimentazione scorretta, nell’uso di sostanze psicoattive come tabacco, caffè e alcolici, nel dormire meno e nell’isolarsi.

La riflessione, allora, si concentra su quali siano le modalità alternative che producono esiti differenti e su come sia possibile promuoverle. Le strategie di coping influenzano sia la salute fisica che quella cognitiva, nel bene e nel male. La cura di sé stessi, dei propri contesti nella loro trasformazione in “contesti di salute” e la cura degli altri restituiscono possibilitazione e empowerment.

Prendersi cura della propria alimentazione interrompe il circolo vizioso: lo stress aumenta la ricerca di cibi dannosi, questi peggiorano lo stato psicofisico e diminuiscono la spinta verso cibi sani – una spinta determinata dal microbioma, a sua volta plasmato dalla qualità nutrizionale del cibo. L’alimentazione corretta, a sua volta, è sostenuta dal non rinunciare alle relazioni sociali, all’attività fisica, al tempo libero, agli affetti e alla cura dell’ambiente.

L’alimentazione come atto sociale: una lezione dalla longevità

Uno spunto fondamentale dalla Psicologia della Longevità è la visione dell’alimentazione come atto sociale: dalla condivisione del cibo, all’aiuto nel nutrirsi, alla scelta del cibo nei mercati, fino alla presa di posizione verso determinati prodotti.

Se è vero che la condivisione del pasto non è più un evento di riunione familiare come un tempo, questo non significa che sia priva di significato. La condivisione avviene oggi nel posto di lavoro, nel contesto amicale e sempre più connessa allo studio, uscendo dalle mura domestiche. La riscoperta e il contatto con i nuovi significati sociali legati ai comportamenti alimentari di salute può fornire una chiave di lettura preziosa verso il proprio benessere.


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