Di Andrea Petretto
Quando si parla di longevità nella musica rock, pochi nomi riescono a rappresentarla come i The Rolling Stones.
La loro carriera attraversa più di sessant’anni di storia musicale, culturale e sociale, mantenendo ancora oggi una presenza forte nell’immaginario collettivo.
Agli inizi furono anche concorrenti diretti dei The Beatles, incarnando però uno spirito diverso: più ribelle, più istintivo, più legato all’energia dell’hard rock e del blues.
Nei primi anni della loro carriera furono anche utilizzatori del sintetizzatore Moog, strumento che negli anni Sessanta e Settanta avrebbe segnato profondamente la musica moderna. Il Moog venne reso celebre da artisti come Wendy Carlos, Keith Emerson e Rick Wakeman. Tra gli altri storici utilizzatori si ricordano i Kraftwerk, Jean-Michel Jarre, Tangerine Dream e Giorgio Moroder. In Italia il Moog venne introdotto da Flavio Premoli della Premiata Forneria Marconi, Tony Pagliuca de Le Orme e Il Guardiano del Faro.
Anche gli ascoltatori del Moog, come quelli dei Rolling Stones, sono invecchiati accompagnati da questi suoni. È una musica che ha attraversato generazioni intere, continuando a creare memoria, emozioni e identità.
Il volto simbolo della band è sempre stato Mick Jagger, autore di una lunga carriera insieme a Keith Richards. Negli anni Ottanta Jagger pubblicò anche album solisti come She’s the Boss, prima di tornare stabilmente nel gruppo.
Il primo brano da ricordare è (I Can’t Get No) Satisfaction del 1965, scritto da Mick Jagger e Keith Richards.
È probabilmente uno dei manifesti assoluti dello spirito ribelle del rock.
Il ritornello ripete:
“Non riesco a ottenere soddisfazione,
anche se ci provo, ci provo
non riesco a ottenere soddisfazione”
In una strofa il protagonista racconta:
“Quando sto guidando nella mia macchina,
e arriva un uomo alla radio,
e mi dice sempre di più,
di qualche inutile informazione”
Mentre un’altra strofa ironizza sul consumismo e sull’omologazione:
“Quando sto guardando la mia TV,
e un uomo viene a dirmi quanto bianche dovrebbero essere le mie camicie,
ma non può essere un uomo
perché non fuma le stesse sigarette che fumo io”
Nel 1973 arrivò invece Angie, una ballata molto più malinconica e dolce, dedicata alla fine di un amore.
Il brano faceva parte dell’album Goats Head Soup ed era anche il principale singolo estratto dal disco.
Il ritornello dice:
“Angie, Angie, quando spariranno tutte quelle nuvole?
Angie, Angie, quando spariranno tutte quelle nuvole?”
E ancora:
“Senza amore nelle nostre anime,
e niente soldi nei nostri cappotti
non puoi dire che siamo soddisfatti.
Non puoi dire che non ci abbiamo mai provato.”
Infine c’è Anybody Seen My Baby?, pubblicata nell’album Bridges to Babylon del 1997.
Una canzone che unisce malinconia, smarrimento e nostalgia.
Il ritornello domanda:
“Qualcuno ha visto la mia ragazza?
Qualcuno l’ha vista in giro?”
Mentre una delle strofe racconta:
“Ha confessato il suo amore per me,
e poi è sparita nel vento
cercando di rimanere attaccati a ciò che era impossibile.”
I Rolling Stones rappresentano ancora oggi uno dei simboli più evidenti della longevità del rock.
Non soltanto per la durata della loro carriera, ma perché la loro musica continua a essere ascoltata da generazioni diverse, attraversando il tempo senza perdere completamente la propria forza.
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