Dalla Musica alla Terapia: I Benefici della Musicoterapia

Diciottesima tappa: dal Blues al nuovo millennio, e la musica che diventa cura

di Andrea Petretto

Con questo articolo la serie dedicata a longevità e musica arriva alla sua diciottesima tappa. Un percorso partito dal Blues degli anni Sessanta, passato per il Rhythm and Blues e arrivato fino alla musica degli anni Duemila e oltre. Lungo la strada abbiamo incontrato i Village People, con la loro carica di inclusività, i testi allusivi e quella disco music capace di far ballare intere generazioni. Molti dei brani citati negli articoli precedenti non hanno solo accompagnato le nostre vite: sono entrati, in forme diverse, anche nei percorsi di musicoterapia, come vedremo più avanti.

Uno sguardo d’insieme sulla serie

Prima di guardare avanti, vale la pena guardarsi indietro. Riletti tutti insieme, i diciassette articoli precedenti raccontano una storia più coerente di quanto sembri. Sono usciti tra gennaio e luglio del 2026, con una cadenza di due o tre uscite al mese, e ruotano tutti attorno alla stessa idea: la musica come veicolo di memoria biologica ed emotiva, e la storia del pop e del rock come chiave per parlare di invecchiamento attivo e salute mentale.

I contenuti si raccolgono attorno a tre grandi filoni. C’è il fenomeno Beatles, con quattro articoli dedicati alla memoria, alle connessioni sociali — il celebre “With a little help from my friends” — e ai percorsi di vita della band. C’è il mondo del rock, del punk e dell’energia, con cinque articoli su gruppi come Sex Pistols, Guns N’ Roses e Iron Maiden, e con al centro il paradosso tra lo stile di vita rock e la longevità biologica. E c’è il cantautorato e la cultura pop, con otto articoli che riflettono sul tempo che passa attraverso le opere di Franco Battiato e la sua “La Cura”, David Bowie, Michael Jackson e gli Eagles.

Quando la musica diventa cura

Uno degli aspetti più interessanti emersi lungo la serie è che diversi brani citati non hanno solo un valore affettivo, ma trovano spazio anche nella pratica clinica. La tabella che segue riassume, artista per artista, se e quanto la loro musica sia utilizzata in musicoterapia e con quale livello di evidenza scientifica alle spalle.

Gruppo / artistaUtilizzo in musicoterapiaLivello di evidenza
The BeatlesForte
Michael JacksonModerata
Franco BattiatoSì (soprattutto in Italia)Moderata
David BowieOccasionaleLimitata
EaglesOccasionaleLimitata
Dire StraitsOccasionaleLimitata
The Rolling StonesOccasionaleLimitata
Jimi HendrixOccasionaleLimitata
Guns N’ RosesOccasionaleLimitata
Village PeopleOccasionaleLimitata
Duran DuranPossibileLimitata
Iron MaidenIn alcuni contestiLimitata ma interessante
PassengerPossibileMolto limitata
Sex PistolsRaraMolto limitata

I casi meglio documentati

The Beatles sono probabilmente il caso più solido dell’intero elenco. Le loro canzoni sono state impiegate in studi sulla memoria autobiografica, nella riabilitazione cognitiva, nella terapia per persone con demenza e in programmi rivolti a pazienti neurologici. Esistono anche lavori scientifici che analizzano gli effetti cerebrali dell’ascolto della loro musica.

Michael Jackson compare spesso nei programmi di musicoterapia perché i suoi brani sono estremamente familiari a più generazioni. E la familiarità musicale è un ingrediente prezioso: aiuta a stimolare memoria, movimento ed emozioni, soprattutto negli anziani e nelle persone con decadimento cognitivo.

Franco Battiato non è al centro di molti studi sperimentali, ma in Italia la sua musica viene talvolta scelta dai musicoterapeuti per le caratteristiche melodiche, il ritmo generalmente regolare e il forte contenuto evocativo e autobiografico. Un impiego soprattutto clinico, che nasce dall’esperienza più che da studi dedicati.

Anche il rock e il metal possono essere terapeutici

C’è un pregiudizio diffuso: che la musicoterapia usi solo musica rilassante. Non è così. La ricerca mostra che il fattore decisivo è spesso la musica significativa per la persona, non il genere in sé. Per certi adolescenti, adulti o veterani, anche l’hard rock e l’heavy metal — pensiamo a Iron Maiden, Guns N’ Roses o Rolling Stones — possono facilitare l’espressione emotiva, la regolazione della rabbia, il senso di identità e la coesione del gruppo terapeutico.

Se dovessimo stilare una classifica del legame con la musicoterapia, in cima troveremmo The Beatles, seguiti da Michael Jackson e Franco Battiato; più indietro David Bowie e, per contesti specifici — soprattutto con pazienti che già apprezzano il metal — gli Iron Maiden.

Una lettura d’insieme dei diciassette articoli

Messi in fila, questi articoli si prestano a una lettura integrata. Non una meta-analisi statistica, che richiederebbe studi sperimentali comparabili, ma un’analisi qualitativa dei temi, delle ricorrenze e del quadro concettuale che emerge dall’insieme. Già l’articolo inaugurale sui Beatles dichiarava l’intento della serie: usare la musica come strumento per riflettere su longevità, memoria, emozioni e inclusione sociale, più che come semplice intrattenimento.

L’obiettivo implicito dell’intera raccolta si può riassumere in una tesi: la musica popolare è una risorsa culturale capace di favorire il benessere lungo tutto l’arco della vita, soprattutto attraverso memoria autobiografica, regolazione emotiva, identità personale e relazioni sociali. È una prospettiva coerente con la letteratura contemporanea sull’invecchiamento, che legge il benessere nella longevità come risultato dell’interazione tra fattori biologici, psicologici, sociali e culturali.

Empty stage with guitars, drum set, amplifiers, and spotlights Musica e terapia
An empty concert stage with musical instruments and bright stage lights

I sei temi ricorrenti

La musica come memoria autobiografica è forse il filo più insistente. Beatles, Michael Jackson, Duran Duran, Dire Straits, Eagles e Village People diventano “marcatori temporali” dell’esistenza: adolescenza, primi amori, amicizie, famiglia, cambiamenti di vita. Un archivio di ricordi personali che, dal punto di vista neuroscientifico, ha basi plausibili, perché la musica autobiografica attiva reti cerebrali relativamente preservate anche nell’invecchiamento.

La musica come regolazione emotiva è il secondo tema. Ogni artista rappresenta un modo diverso di elaborare le emozioni: i Beatles la speranza, Passenger la perdita, Bowie l’immaginazione, Battiato la spiritualità, “Hotel California” l’ambivalenza, Jimi Hendrix la libertà, gli Iron Maiden la resilienza, i Sex Pistols la rabbia. Nell’insieme si disegna una vera e propria mappa emotiva.

La longevità come esperienza psicologica è il terzo. Gli articoli parlano poco di geni, telomeri o farmaci, e molto di significato, relazioni, identità e partecipazione. La lunga vita viene letta come esperienza esistenziale prima ancora che biologica.

L’identità personale è il quarto tema. Quasi tutti gli articoli suggeriscono che le canzoni aiutino a rispondere alla domanda “chi sono?”, uno degli aspetti più studiati nella psicologia dell’invecchiamento. La musica permette di mantenere continuità tra passato, presente e futuro.

L’inclusione sociale è il quinto. La musica unisce generazioni, crea linguaggi condivisi, riduce l’isolamento e favorisce le conversazioni: la playlist diventa uno strumento di inclusione.

Il sesto, infine, è la musica come “terapia culturale”. Pur senza usare quasi mai la parola musicoterapia, molti articoli ne descrivono effetti coerenti con i suoi obiettivi: stimolare i ricordi, favorire le emozioni, creare relazione, aumentare il benessere e rafforzare il senso di identità.

Una mappa emotiva sorprendentemente equilibrata

Osservando gli artisti uno accanto all’altro, colpisce come coprano quasi l’intero spettro delle emozioni.

ArtistaTema dominante
The Beatlesmemoria, speranza, amicizia
Eaglesambivalenza della vita
David Bowieimmaginazione e cambiamento
Passengerperdita e affetti
Dire Straitsosservazione della realtà
Iron Maidenresilienza
Sex Pistolsribellione
Guns N’ Rosesenergia
The Rolling Stonesvitalità
Jimi Hendrixcreatività
Duran Durantrasformazione
Michael Jacksonmemoria collettiva
Franco Battiatospiritualità
Village Peoplecomunità

Non viene proposta una sola emozione positiva: vengono valorizzate tutte le emozioni, comprese quelle scomode. È un approccio molto vicino alle moderne teorie del benessere psicologico. E, letti insieme, gli articoli sembrano costruire una catena implicita che va dalla musica all’emozione, dal ricordo all’identità, dalle relazioni al benessere, fino alla longevità — una progressione che ritorna, con sfumature diverse, in quasi tutta la raccolta.

Elementi di originalità e limiti

Rispetto a molta divulgazione sulla longevità, questa serie ha alcuni tratti originali: usa la cultura pop come strumento educativo, evita un taglio esclusivamente biomedico, integra musica, psicologia e invecchiamento e valorizza il patrimonio musicale condiviso come risorsa sociale.

Non mancano i limiti, tipici di ogni progetto divulgativo. Le connessioni tra canzoni e longevità sono spesso interpretative e metaforiche; non sempre si distingue con nettezza tra evidenze scientifiche e riflessioni culturali; e manca un riferimento sistematico alla letteratura quando si suggeriscono i benefici della musica. Nulla di tutto questo toglie valore al progetto: indica semplicemente che la sua forza è culturale e divulgativa più che sperimentale.

In una frase

La longevità non è soltanto il prolungamento della vita biologica, ma la capacità di mantenere vivi memoria, emozioni, relazioni e identità attraverso il patrimonio musicale che accompagna l’esistenza.

Dal punto di vista scientifico questa impostazione è coerente con il moderno approccio biopsicosociale all’invecchiamento, che riconosce il ruolo dei fattori psicologici, relazionali e culturali nel benessere delle persone anziane. E nel complesso il corpus appare sorprendentemente compatto: pur trattando artisti lontanissimi tra loro — dai Beatles ai Sex Pistols, da Franco Battiato a Michael Jackson — tutti gli articoli convergono su un’unica idea di fondo. La musica come esperienza che dà continuità, significato e connessione alla vita, lungo tutto il suo percorso.

Andrea Petretto


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