La longevità sarda torna al centro dell’attenzione nazionale. Questa mattina, durante il programma “Buongiorno Regione” della RAI, si è parlato nuovamente del cosiddetto “Trattato di Tortolì”, il protocollo d’intesa firmato nei giorni scorsi in Ogliastra che ha riunito, in un incontro finora unico, quattro delle cinque Blue Zones riconosciute nel mondo.
In studio sono intervenuti Raffaele Sestu, conosciuto come il medico dei centenari, e il Dott. Roberto Pili, Presidente della Comunità Mondiale della Longevità. Al centro del confronto non soltanto il fascino dei centenari sardi, ma soprattutto il significato più ampio di un progetto che prova a trasformare la longevità da semplice dato demografico a patrimonio culturale, scientifico, economico e sociale.
L’incontro di Tortolì ha messo attorno allo stesso tavolo Sardegna, Okinawa in Giappone, Nicoya in Costa Rica e Ikaria in Grecia. La quinta Blue Zone tradizionalmente indicata è Loma Linda, in California. Il valore simbolico dell’appuntamento ogliastrino sta proprio qui: per la prima volta territori lontanissimi tra loro, ma accomunati da una straordinaria presenza di persone longeve e centenarie, hanno iniziato a ragionare insieme su ricerca, promozione territoriale, turismo esperienziale e trasmissione dei saperi.
Il “Trattato di Tortolì” può essere letto come una carta d’intenti: non un semplice documento celebrativo, ma un punto di partenza per costruire una rete internazionale tra i territori della longevità. L’obiettivo è valorizzare ciò che queste comunità hanno prodotto nel tempo: alimentazione semplice, relazioni sociali forti, movimento naturale, senso della comunità, memoria, appartenenza e una particolare postura esistenziale davanti alla vita e all’invecchiamento.
Roberto Pili, intervenendo alla RAI, ha sottolineato il valore profondamente sardo di questo passaggio. «È stata una grande manifestazione di orgoglio», ha spiegato, ricordando che l’incontro e la firma sono avvenuti proprio in Sardegna. Secondo Pili, è da qui che devono partire i prossimi passi di un movimento capace di coinvolgere esperienze, ricerche e lavoro, ma anche di rafforzare i metodi di studio e di cooperazione tra territori.
Per il Presidente della Comunità Mondiale della Longevità, le quattro realtà coinvolte sono unite da un “filo rosso” che va oltre i numeri e le statistiche. “Rappresentano un insieme di valori, scelte quotidiane, saggezze antiche e pratiche di vita che possono diventare un faro d’ispirazione per il resto del mondo. La longevità, in questa prospettiva, non è soltanto vivere più a lungo, ma vivere meglio, dentro una comunità che riconosce il valore dell’età, dell’esperienza e della continuità tra generazioni.”

C’è poi un aspetto economico e territoriale che non può essere ignorato. Pili ha evidenziato come “il fenomeno dei centenari possa generare un turismo esperienziale capace di creare nuove filiere economiche. Non un turismo superficiale, ma un flusso di interesse verso i prodotti, i paesaggi, le abitudini alimentari e le tradizioni che hanno permesso a intere generazioni di raggiungere i cento anni in salute.”
Questo significa dare nuovo valore ai territori interni, ai prodotti locali, alla cultura agropastorale, alla cucina tradizionale e ai piccoli comuni che per decenni hanno subito spopolamento e abbandono. In questo senso, la longevità può diventare anche uno strumento contro la fuga dei giovani. Dove ieri sembrava esserci solo marginalità, oggi può nascere un brand territoriale forte, autentico e riconoscibile.
Il messaggio più importante emerso dalla riflessione di Pili riguarda proprio i giovani. La cultura della longevità non appartiene soltanto agli anziani. “È un mondo di valori, conoscenze ed esperienze che può essere utile anche alle nuove generazioni, perché insegna a pensare il futuro, la salute e l’invecchiamento non come una condanna, ma come una costruzione quotidiana.”
Il “Trattato di Tortolì” non chiude un percorso. Lo apre. E lo fa partendo dalla Sardegna, una terra che da anni viene studiata dal mondo per i suoi centenari, ma che oggi prova a diventare anche laboratorio internazionale di una nuova cultura della vita lunga.
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1 commento
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