Quando una storia per ragazzi riesce a cambiare il modo di guardare il mondo
C’è un momento preciso in cui un progetto educativo smette di essere teoria e diventa realtà. Ad Alghero, lo scorso 8 aprile 2026, questo passaggio è avvenuto in modo evidente, quasi tangibile, all’interno della scuola primaria di San Giovanni Lido.
Il progetto di gemellaggio tra Sardegna e Umbria, costruito attorno alla fiaba “Bachis e Boboredda” di Paola Torcolini, ha dato vita a qualcosa che va oltre la didattica: un’esperienza concreta di inclusione, scambio culturale e crescita collettiva.
Non un semplice evento scolastico, ma un modello replicabile di educazione contemporanea.
Una fiaba nata dall’amore per Alghero
Alla base di tutto c’è un legame personale, profondo, quasi viscerale.
Paola Torcolini lo dichiara senza filtri: il suo amore per la Sardegna, e in particolare per Alghero, è stato il motore che ha dato vita alla fiaba “Bachis e Boboredda”.
Una storia vera trasformata in racconto per ragazzi, con un obiettivo preciso: educare al rispetto delle diversità attraverso la narrazione.
I due protagonisti – due piccoli pennuti legati da un affiatamento profondo – diventano metafora di valori universali:
- Boboredda, simbolo di forza e determinazione
- Bachis, figura di sostegno e conforto
Insieme, costruiscono un messaggio chiaro: l’amicizia autentica supera ogni barriera, ogni differenza, ogni pregiudizio.

Il progetto: inclusione, territorio, accoglienza
Il progetto “Lettura – Inclusione – Territorio – Accoglienza”, avviato ufficialmente il 3 luglio 2025 ad Alghero, si inserisce in una visione educativa precisa e contemporanea.
Non si limita alla promozione della lettura, ma introduce strumenti e metodologie che rendono l’inclusione una pratica quotidiana.
Tra gli elementi più rilevanti:
- utilizzo di linguaggi inclusivi come LIS, Braille e Comunicazione Aumentativa Alternativa (C.A.A.)
- sviluppo della comunicazione verbale e non verbale
- valorizzazione delle lingue e dei dialetti locali
- creazione di ambienti didattici realmente inclusivi
- rafforzamento dell’autostima e delle relazioni sociali
L’approccio è chiaro: non parlare di inclusione, ma costruirla.
Il gemellaggio: Sardegna e Umbria si incontrano
Il cuore del progetto è stato il gemellaggio tra una classe della scuola primaria di Alghero e una classe dell’Istituto Omnicomprensivo di Amelia, in Umbria.
Un percorso sviluppato attraverso tre incontri in videoconferenza, durante i quali gli studenti hanno:
- raccontato il proprio territorio
- condiviso tradizioni e storie locali
- insegnato parole nelle rispettive lingue
Da una parte il catalano algherese, dall’altra il dialetto amerino.
Un passaggio semplice solo in apparenza, ma in realtà profondamente culturale: riconoscere l’identità dell’altro come valore.
Il progetto ha poi richiesto agli alunni un contributo attivo: riscrivere il finale della fiaba, trasformandolo in elaborati creativi – disegni, video, cartelloni, lapbook.
Un processo che ha trasformato ogni bambino in autore.
L’incontro dell’8 aprile: quando l’inclusione diventa esperienza
Il momento conclusivo si è svolto ad Alghero, con l’incontro tra studenti, insegnanti e istituzioni.
Un evento che ha avuto una forte dimensione simbolica e concreta allo stesso tempo.
Tra i momenti più significativi:
- lo scambio dei lavori realizzati dagli studenti
- la presentazione degli elaborati finali
- la partecipazione delle istituzioni locali, tra cui l’Assessore alla Cultura Raffaella Sanna
- il coinvolgimento del Lions Club Alghero e del Lions Club Sangemini – Terni Dei Naharti
Ma il gesto più potente è arrivato dagli studenti di Amelia:
un libro realizzato in Braille, pensato per avvicinarsi con rispetto e sensibilità alla disabilità visiva.
Un atto semplice, ma estremamente significativo.
Durante l’evento erano presenti anche persone sorde, e ogni intervento è stato tradotto, rendendo la partecipazione realmente inclusiva.
Un’inclusione che si vede, si ascolta, si vive
Uno degli aspetti più interessanti emersi durante l’incontro è stato il livello di empatia spontanea tra i bambini.
Nessuna costruzione forzata, nessuna retorica.
Solo relazione autentica.
Le parole, le poesie, le canzoni, ma soprattutto i gesti hanno raccontato meglio di qualsiasi teoria cosa significhi davvero inclusione.
Come sottolineato da Paola Torcolini, ciò che si è respirato ad Alghero è stato qualcosa di raro:
una sensazione di casa, di accoglienza, di equilibrio umano.
Lingua, identità, territorio: un patrimonio condiviso
Il progetto ha messo in evidenza un elemento spesso sottovalutato:
la lingua e il dialetto come strumenti di inclusione.
Ogni parola insegnata, ogni espressione condivisa, ha contribuito a costruire un ponte tra due territori lontani ma profondamente simili nella loro ricchezza culturale.
Alghero e l’Umbria meridionale diventano così due estremi di una stessa narrazione: quella di un’Italia che può ancora dialogare attraverso le sue radici.
Una lezione che va oltre la scuola
Ciò che è accaduto ad Alghero non riguarda solo il mondo scolastico.
È un modello che dimostra come l’inclusione possa essere costruita attraverso strumenti semplici ma efficaci:
- la lettura
- la creatività
- il confronto
- l’ascolto
In un’epoca in cui il concetto di inclusione rischia di essere svuotato di significato, questo progetto restituisce concretezza e profondità.
Conclusione: l’inclusione come percorso condiviso
Il progetto “Bachis e Boboredda” lascia un messaggio chiaro, diretto, senza retorica:
l’inclusione è il desiderio di camminare insieme, senza lasciare indietro nessuno.
Ad Alghero questo non è stato solo detto.
È stato fatto.
E forse è proprio qui che la scuola ritrova il suo ruolo più autentico:
non trasmettere solo conoscenze, ma costruire relazioni capaci di cambiare il futuro.
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