Il convegno del 9 marzo a Cagliari ha messo al centro un’idea semplice ma rivoluzionaria: grazie alla tecnologia, invecchiare bene non è più solo una questione di fortuna.
Si è tenuto il 9 marzo 2026 a Cagliari, presso la sede di Via Platone 3/3A, il convegno TeleLongevity: una giornata di confronto scientifico dedicata al modo in cui le tecnologie digitali — dai sensori indossabili all’intelligenza artificiale — possono aiutare le persone a vivere più a lungo e in buona salute. Telemedicina, monitoraggio remoto e nuovi strumenti digitali sono stati al centro di un dibattito che ha visto protagonisti ricercatori, medici e accademici dell’Università degli Studi di Cagliari insieme alla Comunità Mondiale della Longevità.
Cos’è la TeleLongevity e perché è importante
La TeleLongevity non è semplicemente fare una videochiamata con il medico. È un sistema integrato che usa tecnologia avanzata per seguire la salute delle persone anziane giorno per giorno, anticipare i problemi prima che diventino gravi e permettere a chi ha una malattia cronica di essere curato comodamente da casa.
Tre sono i pilastri discussi durante il convegno:
- Sensori indossabili che misurano continuamente parametri come la frequenza cardiaca, la qualità del sonno e l’equilibrio, permettendo di prevenire cadute e ricoveri d’urgenza.
- Relazione umana preservata: contrariamente a quanto si teme, la telemedicina — se ben progettata — rafforza il rapporto tra medico e paziente e riduce il senso di solitudine, che è un rischio per la salute tanto quanto il fumo.
- Riabilitazione digitale: esercizi cognitivi e motori trasformati in attività interattive, con risultati di aderenza migliori rispetto ai metodi tradizionali.
«TeleLongevity non è solo uno strumento, ma un cambio di paradigma: un ecosistema dove la biologia dell’invecchiamento incontra la precisione digitale.»
L’approccio ibrido: digitale e umano insieme
Uno dei temi più discussi è stato quello dell’approccio cosiddetto «phygital»: né solo digitale né solo in presenza. La ricerca internazionale mostra che i risultati migliori si ottengono combinando il monitoraggio a distanza con le visite tradizionali, ciascuna al momento giusto.
La telemedicina funziona bene per i controlli di routine e la gestione delle malattie croniche. La visita dal medico resta fondamentale per le prime valutazioni e le situazioni più complesse. Unire i due approcci non è una rinuncia alla tecnologia: è il modo più intelligente di usarla.
Non basta la tecnologia: serve la formazione
Uno dei messaggi più chiari emersi dal convegno è che fornire un dispositivo non è sufficiente. Pazienti e familiari devono essere accompagnati nell’uso degli strumenti digitali — quello che gli esperti chiamano «alfabetizzazione digitale sanitaria». Solo così la tecnologia diventa davvero una risorsa e non un ostacolo.
L’obiettivo finale è una sanità più proattiva, che riduca la pressione sugli ospedali e permetta alle persone anziane di vivere la propria longevità a casa propria, con la stessa qualità di cura che avrebbero in un ambulatorio.
Chi ha partecipato
Il convegno è stato introdotto e concluso da Roberto Pili, Presidente della Comunità Mondiale della Longevità. Hanno portato il loro contributo:
| Relatore / Relatrice | Istituzione |
| Roberto Pili | Presidente, Comunità Mondiale della Longevità (apertura e conclusioni) |
| Bachisio Zolo | Presidente Regionale UICI Sardegna |
| Donatella Petretto | Università degli Studi di Cagliari |
| Luca Gaviano | Università degli Studi di Cagliari |
| Gian Pietro Carrogu | Università degli Studi di Cagliari |
| Roberta Berti | Università degli Studi di Cagliari |
| Nastassia Marozava | Università degli Studi di Cagliari |
| Martina Pinna | Ricercatrice, Comunità Mondiale della Longevità |
| Lorenzo Pili | Ricercatore, Comunità Mondiale della Longevità |

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