di Nastassia Marozava
Non è solo assenza di malattia. Ecco come il concetto di salute si è evoluto nel tempo — e perché cambia tutto per la tua vita quotidiana.
La parola “salute” la usiamo ogni giorno. Ma se ti chiedessero di definirla con precisione, sapresti farlo? La scienza internazionale ci ha messo decenni a trovare una risposta condivisa — e il risultato è molto più ricco, e più umano, di quanto si pensi.
La salute non è (solo) assenza di malattia
Nel 1946, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha scritto una delle definizioni più rivoluzionarie della storia della medicina:
“La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non soltanto l’assenza di malattia o di infermità.” — WHO, 1946
Una piccola frase che ha cambiato tutto. Per la prima volta, la salute smetteva di essere “il contrario della malattia” e diventava qualcosa di positivo, attivo, multidimensionale. Mente, corpo e relazioni sociali: tutte e tre le dimensioni sullo stesso piano.
La salute come risorsa: la svolta del 1986
Quarant’anni fa, con la Carta di Ottawa per la Promozione della Salute, l’OMS compie un ulteriore salto concettuale: la salute non è uno scopo in sé — è una risorsa per la vita quotidiana. Una capacità personale, sociale e fisica che ci permette di vivere, creare, contribuire.
Questo cambio di prospettiva è fondamentale: la salute non è un traguardo da raggiungere, ma uno strumento per vivere meglio, ogni giorno.
Dinamica, spirituale, adattiva: l’evoluzione continua
Nel 1998, l’OMS aggiunge due parole chiave: “dinamico” e “spirituale”. La salute non è uno stato fisso: cambia nel tempo, si evolve con noi, risponde all’ambiente in cui viviamo. In un’epoca di lunga aspettativa di vita, non ha senso dividere le persone in “sane” o “malate”: siamo tutti in un continuum.
Gli studi sulla longevità lo confermano: il senso, il significato, lo scopo nella vita sono tra i fattori più potenti per vivere bene e a lungo (Pili et al., 2023; Gaviano et al., 2024).
Nel 2011, il ricercatore Huber ridefinisce la salute come:
“Capacità di adattamento e di autogestione di fronte alle sfide sociali, fisiche ed emotive.” — Huber et al., 2011
La salute diventa resilienza: la nostra capacità di rispondere alle difficoltà della vita.
One Health: la salute è di tutti — anche degli ecosistemi
Nel 2021, l’OMS fa il passo più radicale: introduce il concetto di “One Health”. La salute non riguarda più solo l’individuo o le sue relazioni, ma l’intero sistema in cui siamo inseriti: gli altri esseri umani, gli animali, gli ecosistemi, l’ambiente. La nostra salute è interconnessa con quella del pianeta.
Questo allarga il concetto di benessere fino a includere:
- La qualità della vita individuale e collettiva
- La sostenibilità ambientale
- L’equità nella distribuzione delle risorse
- La resilienza collettiva come capacità di affrontare le sfide del futuro
Entra in scena la Psicologia della Salute
In questo panorama si inserisce la Psicologia della Salute, una specializzazione che applica le conoscenze psicologiche per promuovere il benessere, prevenire condizioni croniche legate a comportamenti a rischio, rafforzare i fattori di protezione sociali e individuali, e supportare stili di vita sani e la cura della salute mentale.
La Psicologia della Salute lavora con il modello biopsicosociale: non si occupa di “malati” e “sani”, ma dell’intera complessità dell’essere umano — corpo, mente, relazioni, ambiente. Il focus non è sulla patologia, ma sulle condizioni di salute e su come migliorarle, per tutti.
Cosa significa tutto questo per te?
La salute non è un obiettivo lontano che raggiungi o non raggiungi. È un processo continuo, dinamico, personale. È la tua capacità di adattarti, di trovare significato, di prenderti cura di te e delle tue relazioni.
Ogni piccola scelta quotidiana — il sonno, il movimento, le connessioni sociali, il senso che dai alla tua vita — è salute. E la scienza lo conferma.
Fonti
WHO (1946, 1986, 1998, 2021); Huber et al. (2011); Pili et al. (2023); Gaviano et al. (2024)
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