Aria pulita e cibo sano: un diritto, non un privilegio

Nel mondo occidentale la tendenza a privatizzare ogni aspetto della vita quotidiana non riguarda solo i beni materiali: si estende a risorse fondamentali come l’aria e il cibo, e produce disuguaglianze particolarmente visibili nelle città. Sono le cosiddette disuguaglianze di salute: dove vivi e quanto guadagni incidono su quanto a lungo, e quanto bene, vivrai.

L’aria e gli spazi verdi

I quartieri più esclusivi godono di aria più pulita e ambienti più salubri, grazie a una pianificazione urbana che privilegia parchi, giardini, mobilità sostenibile e un controllo più rigoroso del traffico. Le comunità a basso reddito vivono invece spesso in zone con più inquinamento, pochi spazi verdi e servizi essenziali meno accessibili. Il prezzo si paga in salute: più disturbi respiratori, più malattie cardiovascolari, e meno accesso agli effetti benefici che la natura ha sulla salute mentale. L’Agenzia europea dell’ambiente lo documenta da anni, a partire dal rapporto Unequal exposure and unequal impacts sulla vulnerabilità sociale all’inquinamento. E il conto complessivo resta pesante: secondo le stime dell’agenzia, nel 2023 oltre 180.000 decessi nell’Unione europea sono attribuibili a concentrazioni di particolato fine superiori ai livelli raccomandati dall’OMS.

Il carrello della spesa

Lo stesso accade a tavola. Per le famiglie a basso reddito, il cibo sano e di qualità è spesso fuori portata: si finisce per scegliere tra alternative costose e cibi molto processati, ricchi di zuccheri e grassi. Si innesca un circolo vizioso: l’alimentazione scadente compromette la salute, favorisce diabete, malattie cardiache e obesità, e queste malattie pesano sui bilanci familiari e su quello della sanità pubblica.

Cosa si può fare contro le disuguaglianze di salute

  • Politiche fiscali favorevoli: ad esempio la detassazione del cibo biologico, per rendere i prodotti di alta qualità accessibili anche a redditi medi e bassi.
  • Educazione alimentare: programmi che promuovano consapevolezza e scelte salutari, soprattutto nei contesti più vulnerabili.
  • Un sistema alimentare giusto e accessibile, che garantisca a tutti la possibilità di nutrirsi bene e di vivere in un ambiente salubre.

Investire in un’alimentazione sana è una questione di giustizia sociale, ma anche di sostenibilità economica: prevenire le malattie croniche alleggerisce la pressione sui servizi sanitari, e le risorse risparmiate possono essere reinvestite in istruzione, sicurezza sociale e ambiente. Solo con un impegno collettivo salute e qualità della vita possono diventare diritti universali e non privilegi per pochi.

Donatella Petretto


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