Quando parliamo di accessibilità culturale, non ci riferiamo soltanto alla rimozione di barriere fisiche o architettoniche. Parliamo di un diritto più profondo: quello di poter accedere al senso, al linguaggio e alla bellezza dell’esperienza umana. È da questa convinzione che nasce la nuova edizione del corso “Laboratorio di espressione artistica – fare con le mani”, promosso da IERFOP Onlus e dedicato alle persone con disabilità visiva, cieche e sordocieche.
Il corso, della durata complessiva di 40 ore, si svolgerà dal 19 al 24 gennaio 2026 presso la sede IERFOP di Cagliari e accoglierà 10 partecipanti. L’edizione 2026 rappresenta un’evoluzione significativa del progetto: introduce metodologie didattiche fondate sull’esperienza multisensoriale e sull’uso del tatto come strumento primario di conoscenza, espressione e relazione.
Al centro del laboratorio vi è il volto umano, inteso come linguaggio universale. Il volto è la prima forma di comunicazione dell’essere umano: racconta emozioni, intenzioni, fragilità, forza, identità. Normalmente questo linguaggio è affidato allo sguardo; il laboratorio ribalta questa prospettiva, esplorandolo attraverso le mani e rendendo accessibile un codice visivo anche a chi non può percepirlo con la vista.
Imparare a riconoscere il volto attraverso il tatto consente alle persone con disabilità visiva non solo di migliorare la rappresentazione dell’altro, ma anche di accedere consapevolmente alle opere d’arte, in particolare sculture, bassorilievi e opere tridimensionali. Attraverso l’esplorazione tattile diventa possibile cogliere la struttura delle forme, la tensione dei volumi, la direzione del gesto artistico, fino a percepirne il messaggio emotivo e simbolico.
Il volto si trasforma così in una vera e propria grammatica tattile universale, capace di tradurre l’arte in esperienza conoscitiva condivisa. Non una semplificazione dell’opera, ma un diverso canale di accesso al suo significato.
Il percorso formativo si articola in due fasi complementari.
Nella prima, i partecipanti lavorano sulla forma e sulla struttura del volto umano attraverso esplorazioni visivo-tattili di modelli e volti reali e attività di modellazione in argilla.
Nella seconda fase il gruppo realizza un’opera collettiva in altorilievo, destinata a un’installazione permanente interna, come esito tangibile di un processo educativo e relazionale condiviso.
Il laboratorio è realizzato in collaborazione con lo Studio Manforte, guidato da Michele Piccolo e Stefano Manzotti, che cureranno la progettazione e la conduzione delle attività, mettendo a disposizione competenze artistiche e una consolidata esperienza nella didattica inclusiva.
Questa iniziativa si inserisce pienamente nelle attività di ricerca di IERFOP, fondate sulla metodologia della ricerca-azione traslazionale: un modello che unisce sperimentazione scientifica, pratica educativa e applicazione concreta nei contesti formativi, culturali e riabilitativi. Il laboratorio non è solo un’esperienza artistica, ma un dispositivo di ricerca applicata, finalizzato allo sviluppo di modelli replicabili per l’accessibilità culturale.
Dal punto di vista psicologico e relazionale, l’esplorazione del volto permette di ricomporre un’esperienza percettiva spesso frammentata. Il tatto favorisce processi di riconoscimento, rafforza identità e autostima e riduce la distanza emotiva, trasformando la prossimità in relazione consapevole. L’argilla agisce come mediatore emotivo e cognitivo: il partecipante non riceve descrizioni, ma diventa autore e creatore di significato.
L’opera collettiva diventa così spazio di cooperazione e comunicazione non verbale, contrastando l’isolamento sociale e promuovendo appartenenza, inclusione e autentica cittadinanza sensoriale.
Questo progetto richiama con forza una responsabilità più ampia: la necessità di garantire l’accessibilità alle opere d’arte per le persone con disabilità visiva, attraverso percorsi tattili, strumenti interpretativi adeguati e ambienti museali realmente inclusivi. L’accesso alla bellezza non può essere un privilegio riservato a pochi, ma deve essere riconosciuto come diritto culturale universale.
L’arte diventa realmente inclusiva quando non chiede alle persone di adattarsi ai limiti dell’ambiente, ma quando è l’ambiente stesso a trasformarsi per accogliere tutte le modalità percettive. Per questo crediamo che leggere il volto con le mani significhi restituire alle persone con disabilità visiva l’accesso pieno al linguaggio dell’arte, ricordando che la percezione non è soltanto visiva, ma profondamente umana.
Il corso si concluderà il 24 gennaio 2026 con la mostra aperta al pubblico
“Mani che ascoltano, forme che parlano”,
allestita presso la sede IERFOP dalle ore 10.00 alle 13.00, con l’esposizione delle opere realizzate dai partecipanti.
Con questa iniziativa, IERFOP rinnova il proprio impegno nella formazione accessibile, nella ricerca applicata e nella promozione dell’arte come strumento di partecipazione, inclusione e piena cittadinanza culturale.
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