Verso un nuovo paradigma della longevità in Sardegna
Roberto Pili e Alessandra Todde sul nuovo disegno di legge regionale per l’invecchiamento attivo
L’approvazione, da parte della Giunta regionale, del disegno di legge su “Disposizioni a tutela della promozione e della valorizzazione dell’invecchiamento attivo e in salute delle persone anziane” segna un passaggio storico per la Sardegna. Per la prima volta l’isola si dota di un quadro normativo organico che affronta la longevità non come emergenza sociale, ma come dimensione strutturale del presente e del futuro.
La Presidente della Regione e assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde, ha definito chiaramente l’impianto valoriale del provvedimento:
“Con questo disegno di legge la Sardegna abbraccia una nuova visione dell’invecchiamento, più inclusiva, più partecipata e più giusta. Le persone anziane non rappresentano un costo sociale, ma una risorsa straordinaria di competenze, memoria, relazioni e valori. Una società capace di riconoscere questo potenziale è una società capace di indirizzare il suo futuro. Il nostro obiettivo è costruire un sistema di politiche pubbliche che favorisca un invecchiamento sano, attivo e dignitoso, contrastando solitudine, esclusione e discriminazione.”
Parole che trovano piena sintonia con la visione della Comunità Mondiale della Longevità e del suo presidente, Roberto Pili, da anni impegnato nello studio dei centenari sardi e dei modelli di vita longeva.
“Questa legge rappresenta un passaggio culturale prima ancora che politico,” afferma Pili. “La longevità non può più essere letta come semplice allungamento della vita biologica: è una fase dell’esistenza che deve essere fondata su autonomia, partecipazione e qualità del tempo.”
Dalla cura alla partecipazione
Il cuore innovativo del disegno di legge sta nel superamento dell’approccio esclusivamente assistenzialistico. Non più anziani visti come soggetti da proteggere, ma come cittadini attivi, portatori di competenze, memoria e relazioni, come ha sottolineato anche la Presidente Todde.
Secondo Pili, questo cambio di sguardo è decisivo:
“Se continuiamo a pensare l’anziano solo come persona fragile da assistere, costruiamo una società impaurita dal tempo. Se invece lo riconosciamo come risorsa, costruiamo una società capace di futuro.”
Il testo regionale promuove interventi coordinati che attraversano sanità, servizi sociali, formazione permanente, cultura, mobilità, sport, turismo sociale, volontariato e innovazione abitativa. Una visione integrata che dialoga con le direttive europee e con il Piano Regionale di Sviluppo 2024–2029.
“Il valore di questa legge,” sottolinea Pili, “sta nell’aver messo insieme ambiti che spesso vengono trattati separatamente: salute, cultura, tecnologia, abitare. La longevità non è un tema sanitario: è un tema sociale, culturale, economico e umano.”
La Sardegna e il modello Blue Zone
Nel panorama nazionale, la Sardegna entra ora nel gruppo delle regioni più avanzate in materia di politiche per l’invecchiamento attivo, affiancando realtà come Veneto, Emilia-Romagna e Puglia. Ma con una caratteristica unica: il riconoscimento istituzionale della Blue Zone.
“A differenza di altre regioni,” spiega Pili, “qui non partiamo da un modello teorico, ma da una realtà viva: territori che hanno già dimostrato che si può vivere a lungo e bene. La sfida ora è trasformare questo patrimonio naturale e culturale in una politica pubblica consapevole e replicabile.”
Per la Comunità Mondiale della Longevità, la Blue Zone non è un marchio turistico, ma un laboratorio sociale: stili di vita, relazioni, alimentazione, movimento, senso di comunità e rapporto con il tempo.
“Vivere più a lungo significa ripensare il modo in cui organizziamo la società,” afferma Pili. “Non basta aggiungere anni alla vita: dobbiamo aggiungere vita agli anni.”
Una governance stabile per il futuro
Elemento centrale della legge è l’istituzione del Tavolo regionale per l’invecchiamento attivo, con funzioni di programmazione, monitoraggio e proposta. Uno strumento che, se ben utilizzato, potrà garantire continuità e visione nel tempo.
“La longevità ha bisogno di politiche lunghe, non di interventi episodici,” osserva Pili. “Il Tavolo regionale può diventare il luogo in cui scienza, territori, terzo settore e istituzioni costruiscono insieme una strategia condivisa.”
Longevità come leva di sviluppo
Il disegno di legge non guarda solo al benessere individuale, ma anche allo sviluppo collettivo. Anziani attivi significano comunità più coese, trasmissione di saperi, volontariato, economia sociale, turismo consapevole.
“La longevità può diventare una delle grandi leve culturali e sociali della Sardegna,” conclude Pili. “Non come mito folkloristico, ma come progetto civile. Una società che sa prendersi cura del tempo è una società che sa prendersi cura di se stessa.”
Ora il testo passa all’esame del Consiglio regionale. La speranza, condivisa da istituzioni e mondo della ricerca, è che questo non resti solo un buon documento, ma diventi pratica quotidiana nei territori. Perché il vero banco di prova non sarà la legge in sé, ma la capacità di trasformarla in vita vissuta.
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